Encomio solenne

•26 agosto, 2012 • Lascia un commento

Motivazione di encomio solenne al guardiamarina-incursore  Pellegrino Gaetano.

Partecipante volontario alla ardua crociera agostana in acque straniere, resosi conto di una anomala e preoccupante vibrazione che sottoponeva le strutture portanti del  battello a pericolose sollecitazioni, conscio del rischio cui era esposto il naviglio stesso e l’equipaggio su di esso imbarcato, non esitava, una volta giunti in rada sicura, ad immergersi con mirabile slancio nelle gelide acque ioniche per verificare l’origine di tale minaccia.

Accertata la presenza di una voluminosa busta di plastica avvinta intorno all’elica, armato solo di mezzo marinaio e di una lama da cucina infierita su di esso, profondeva ogni propria residua energia nell’impresa con altissimo senso del dovere e spirito altruistico di abnegazione.

Benchè privo di ogni mezzo di ausilio alla respirazione, e quindi consapevole del possibile estremo sacrificio cui andava incontro, effettuava numerose e ripetute immersioni spingendosi fino oltre l’umano limite.

Dopo numerosi quanto infruttuosi tentativi di eliminare il pericoloso inviluppo, giunto ormai allo stremo delle forze con un ultimo disperato tuffo riusciva a risolvere la complessa situazione consentendo così al naviglio di riprendere la missione in corso ed infondendo con il proprio spontaneo gesto nuovo coraggio ed entusiasmo ai compagni di viaggio.

Fulgido esempio di coraggio e virile abnegazione.

Acque di Itaca – 23 agosto 2012

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Parking Fiskardo

•21 agosto, 2012 • 1 commento

Mi capita spesso, durante l’anno, di girare a lungo intorno al punto dove devo andare cercando parcheggio. La cosa peggiore che mi puo’ capitare in quella circostanza e’ di vedere uno davanti a me che si infila al posto di una macchina appena uscita dalla sosta. Ovviamente la situazione si complica quando siamo in due a vedere contemporaneamente un posto libero e a contendercelo a colpi di aprezzamenti sulle rispettive famiglie, mamme in particolare, e avi defunti. Questa e’ comunque la quasi normalita’ nella grande citta’ civilizzata. Che questo dovesse capitarmi arnche in Grecia, in barca, per giunta, non me lo sari mai aspettato.
Mi avevano detto che per trovare un ormeggio a Fiskardo-isola di Cefalonia, si doveva arrivare entro mezzogiorno cosi’ da intecettare le uscite mattutine. Partiti di buon ora da Sivota in un paio di ore siamo a destinazione poco dopo le 11. Grande soddisfazione nel constatare che si cominciano a liberare alcuni posti. Il tempo di predisporci all’ormeggio che succede di tutto; un paio di barche hanno la catena incattivita, da molte delle imbarcazioni a terra gli skipper uralno nelle lingue piu’ disparate minacce o consigli, intanto la rada si affolla ed in breve e’ il caos piu’ totale con i malcapitati che tentano, uomini in acqua inclusi, di liberare le ancore, e almeno una decina di contendenti, tra cui noi, pronti ad infilarsi nei posti che si liberano. Come se non bastasse un simpatico vento rafficato pensa bene di aiutarci mettendosi al traverso degli ormeggi…..
Tralascio la descrizione delle fase successive per amor proprio, l’importante e’ che come Dio vuole siamo in banchina. Abbiamo un paio di catene sopra la nostra e a nostra volta siamo sopra a quella di un grosso motoscafo…..ma insomma domattina cercheremo di uscire in sequenza e speriamo bene.
Morale: la prossima volta dormo in rada, litigare per un parcheggio va bene a casa, non qui.

La(s)ganas

•11 agosto, 2012 • 1 commento

Una delle principali attrazioni di Zante, segnalata da tutte le guide, e’ lil parco nazionale marino che occupa tutto il golfo a sud dell’isola. Viste le stringenti limitazioni alla navigazione e sosta nell’area, decidiamo di visitare la famosa spiaggia in cui vanno a riprodursi le caretta-caretta, via terra.
Salutati i vicini di ormeggio di Era Ora, una simpatica famigliola italiana di provetti velisti, ci avviamo con molta calma a prelevare i motorini prenotati la sera prima. Sbrigate le formalita’ del caso raccogliamo l’invito del noleggiatore a dotarci di un casco a scodella ciascuno; pare non sia obbligatorio indossarlo ma solo averlo a bordo. Dobbiamo anche fare rifornimento il prima possibile perche’ i serbatoi sono (ovviamente!?) vuoti. Eravamo abituati a restituire i mezzi a noleggio con il pieno, come faremo a restituirli senza un goccio di benzina? Resta un mistero anche perche’, una volta fatto il pieno verifichiamo che l’indicatore livello carburante segna comunque zero!
Si parte, armati di entusiasmo e macchine fotografiche, speranzosi di vedere qualche esemplare di testuggine. Decidiamo di puntare su Laganas, principale centro nell’area del parco. Appena imboccato il lungo rettilineo che conduce alla spiaggia, ci accorgiamo che qualcosa non va: su entrambe i lati della strada una infinita teoria di insegne con bar, strip bar, sale giochi, negozi di souvenir e persino un mc donald ed un pizza hut. Insomma sembra di essere a Las Vegas negli anni 60. Per fortuna la strada termina con una rotonda che ci consente, previa occhiata alla spiaggia, di invertire di corsa la marcia senza nemmeno rallentare. Proviamo a tornare verso la parte piu’ a ovest verso Kalamaki. La situazione e’ un po’ meno drammatica ma sembra comunque di essere a Torvajanica! Almeno l’acqua e’ pulitissima e cosi’, trovato un pratico locale che ci affitta un ombrellone ci fermiamo a fare un bagno rinfrescante……ma che delusione! Ovviamente di turtles neanche l’ombra ma almeno G. si e’ tolto la voglia di guidare un due ruote dopo qualche lustro.

Zante

•10 agosto, 2012 • Lascia un commento

Immagine

prove di estate

•12 giugno, 2012 • 3 commenti

vediamo come funziona da mobileImmagine

Io lo sfondo il desktop

•9 settembre, 2011 • Lascia un commento

Ops, ho dimenticato le virgole. Senza la punteggiatura fa tutto un altro effetto.

Lo sfondo del mio desktop

In realtà era un elenco: Io, lo sfondo, il desktop.

Tra le tante sfaccettature, positive o negative, di lavorare in un grande open space c’è senz’altro quella di avere l’opportunità, più o meno involontaria, di far cadere lo sguardo sugli schermi dei computer dei colleghi.

Al ritorno dalle ferie gli sfondi dei desktop, lasciati incustoditi dai legittimi proprietari, presentano un fiorire di nuove foto con soggetti che inevitabilmente si ripetono nei temi ogni anno uguali a se stessi seppure così diversi.

A farla da padrone sono sicuramente le foto di bambini a mollo se hanno raggiunto la minima età consentita per una seppure abbozzata acquaticità; se invece sono troppo piccoli allora li potete vedere avvolti in coloratissimi asciugamani o cosparsi di sabbia in mezzo a secchielli e palette.

Se però i figli hanno superato i 4 o 5 anni di età  di loro scompare ogni traccia nei pixel sullo schermo per lasciare spazio a mirabolanti scene di imprese sportive pseudo estreme del collega/genitore.

Ed è così che scopri che  il grigio vicino di scrivania, con cui condividi qualche lamentela sul lavoro che non va e un caffè ogni tanto, è in realtà un valente runner, oppure appassionato di immersioni, scalatore provetto e, non mi sottraggo alla lista, velista oceanico!!

Ma qualunque sia il soggetto, la foto è messa lì per un solo motivo: cercare di protrarre ancora per un po’ quell’attimo in cui è stata scattata, in cui abbiamo provato a congelare l’emozione del momento per gustarcela con calma, a poco a poco quando fossimo tornati nella routine quotidiana.

Quella foto sul computer è un richiamo per dire ero lì,  l’ho fatto e appena posso lo farò di nuovo, coraggio.

La carica però dura solo pochi minuti perchè dallo schermo lo sguardo corre alla finestra:  il solito panorama di case costruite troppo in fretta, comincia a fare buio sempre prima, nere nuvole nel cielo minacciano pioggia.

 L’autunno sta tornando e allora sì che lo sfonderei davvero il mio bel desktop!!!

Liberi a poppa…

•1 settembre, 2011 • Lascia un commento

Ho spesso pensato alla forza di questa affermazione ed ai suoi significati reconditi che vanno ben oltre quello chiarissimo di comunicare che possiamo iniziare il nostro viaggio.

Quando lasciamo le cime di ormeggio in banchina è come se con esse lasciassimo lì, sul posto, anche tutti i nostri problemi, il nostro essere quotidiano, le nostre nevrosi e tutti gli orpelli che normalmente ci portiamo in spalla.

E’ come rescindere il nostro cordone ombelicale con la “civilità”.

Però non è solo questo che mi affascina in questo avviso spesso gridato;  liberi a poppa vuol dire anche iniziare una nuova avventura, assaporare ancora una volta il piacere di andare in barca, di veleggiare.

Mi chiedo spesso cosa sia che mi fa amare tanto la vela;  forse è perchè quando lascio la banchina sono consapevole che per qualche ora o per qualche giorno tutto il mio mondo sarà quel microcosmo di pochi metri quadri in cui bisogna essere autosufficenti e pronti ad affrontare ogni situazione prevedibile e imprevedibile.

Questa sfida mi affascina e mi atterrisce allo stesso tempo, sopratutto quando ho la responsabilità della barca e dell’equipaggio: sarò all’altezza della situazione? Come reagirò di fronte ad un imprevisto?  Saprò mettere in pratica tutte le nozioni imparate o solo ipotizzate nella mente?

E poi c’è il mare, con un po’ di retorica direi con la sua immensità, anche se si tratta di una navigazione costiera; ed il silenzio dell’andare a vela…

I ritmi poi, lenti, umani, opposti a quelli che ci siamo, ahimè, abituati ad imporci nella nostra routine; non c’è fretta, qui il viaggio è veramente l’essenza della vacanza indipendentemente dal luogo di arrivo o di partenza.  

Arriveremo solo dove potremo, compatibilmente con quanto gli elementi naturali ci vorranno concedere. 

E arriveremo solo quando potremo. Pensate, viaggiare, nella migliore delle ipotesi, a 7-8 nodi in barca in mezzo al mare è come dire andare con la nostra macchina a 12-15 km/h in un’autostrada a 10 corsie….diventeremmo paranoici. 

Liberi a poppa, liberi a prua, liberi….e basta!