Pollice verso

Si, pollice verso a fine vacanza…verso un medico, un pronto soccorso, una farmacia….

Pollice Verso

 

Non me ne sarei preoccupato troppo se il pollice in questione non fosse stato il mio !!

E, invece, è proprio lui il protagonista in negativo delle ultime 24 ore di crociera. Un’ondata improvvisa quando già eravamo ormeggiati al pontile galleggiante di Spartochori, un crack che pensavo della mia falange, un fiotto di sangue che mi bagna viso e petto e che gela chi mi sta attorno..

Per fortuna il crack era quello della zattera di salvataggio della barca a fianco che, appesa fuori al giardinetto, colpita dalle mie draglie ha sparato una scheggia di plastica sul mio dito.

Passato il momento di “sbandamento” e subiti i rimproveri di quasi tutti gli astanti (no arms, no legs between boats) è partita l’operazione FIRST AID.

Avvisato in tempo reale dal gestore del pontile che se volevo un medico dovevo dirigere su Nidri, esploravo la dotazione di pronto soccorso della barca che consisteva in una busta sigillata con dentro solo garze!!!

Per fortuna che rovistando nelle dotazioni personali trovavamo dell’acqua ossigenata e cerotti in quantità…

La ferita sembra superficiale ma aperta, se non due punti almeno ci vorrebbero quei bei cerottini a farfallina che da ora in poi non mancherò di portare sempre con me…

Grazieeeee !!!

Il caso vuole che proprio dall’altra parte del pontile si accosti un curioso catamarano a motore (elettrico?) alimentato da due file di pannelli solari e molto sponsorizzato; provo a chiedere se hanno un medico a bordo.

Una gentile dottoressa, che scoprirò essere austriaca, si presta a medicarmi e tira fuori anche un paio di cerottini di cui sopra utilizzandone uno per chiudere i lembi della ferita.

Il tempo di riprendermi e di pensare di sdebitarmi con una bottiglia di vino preso dalla nostra cambusa che hanno già salpato.

Li saluto agitando la bottiglia di falanghina, la conserverò sperando di potergliela regalare in una prossima occasione.

Un po’ più tranquillo provo a rilassarmi mentre l’equipaggio prova a ripulire alla meglio draglie e battagliola……..si va a cena. 

Comunuqe, a scanso di equivoci, quando domani sera saremo a Levkas mi faro controllare da un medico..

Chissà se i RIS analizzassero la barca con il luminol cosa potrebbero pensare?

Capitolo 2.

Dopo un ormeggio molto avventuroso, che mi riservo di raccontare in una prossima occasione, e che ha abbassato notevolmente la mia autostima come skipper, finalmente metto i piedi a terra.

L’armatore della barca, a cui chiedo dove posso trovare un medico, si offre di farmi accompaganare da uno dei suoi all’ospedale….

L’alternativa è di andare in motorino (rigorosamente senza casco) o in macchina con un suo aiutante albanese sprovvisto però di patente greca..

Decido che la ferita può aspettare e di nascosto, per non offenderli, mi faccio accompagnare dal mio amico Gaetano.

Inutile dire che le indicazioni per raggiungere l’ospedale forniteci dai pratici locali al porto si rivelano subito troppo fumose…decidiamo quindi di chiedere ai passanti che incontriamo: “hospital, doctor, please?” dico mostrando il dito sanguinante e fasciato….ma niente, il più intuitivo degli interlocutori ci propone indicazioni per una farmacia…..poi alla fine una coppia capisce e dice la parola magica : “nosocomìo”  già, a parte l’accento come in italiano…

Arrivo al pronto soccorso, personale gentile e dottoressa pronta a visitarmi; parla anche un buon inglese…wow che assistenza penso subito, prevedevo di passare la serata qui ed invece sono già in cura….

Il tempo di togliere la benda e osservare con disappunto il modo con cui l’avevo “curata” e mi dice che avrei dovuto mettere dei punti, ormai è tardi ma ci penserà lei a sistemare la cosa….comicio a rilassarmi. Mi fa sdraiare sul lettino e, mentre penso di aver risolto il problema, arriva la prima interruzione…un’emergenza…mi isolano la vista con un paravento aldilà del quale sento piangere una bambina…aspetto il mio turno.

Dopo una quindicina di minuti togono il paravento, torna la dottoressa che mi ripete di non preoccuparmi: sopravviverò…ma ecco che dalla stanza di fronte una nuova urgenza distrae la sua attenzione:  wait few minutes…..pazienza.

Sono lì che aspetto tenendomi compressa la garza per fermare l’emorragia che è intanto ripresa dopo la pulizia della ferita fatta dalla doctor greca che sento arrivare un’ambulanza: out, out, out….è il grido imperioso del personale che mi invita non troppo gentilmente ad uscire dalla sala medica ed accomodarmi in astanteria…arriva una barella con un ragazzo intubato e dietro di lui una ragazza con un collarino e un piede non proprio messo bene, un incidente di moto o di auto, credo.

L’ospedale che fino a quel momento sembrava vuoto si popola di medici ed infermieri che si precipitano nella saletta dove fino a poco prima giacevo io…..passa ancora un tempo indefinito e la mia dottoressa esce in tenuta da sala operatoria, è trafelata, si scusa in inglese e mi dice che se voglio posso tornare la mattina seguente ma ora c’è una vera emergenza.

Così stringendomi il mio dito alla meglio esco dall’edificio e mi faccio coraggio pensando alla famosa barzelletta. “che c…non mi sono fatto niente”.

Purtroppo però sto peggio di quando ero entrato, almeno prima avevo un minimo di medicazione fatta, ora la ferita è nuovamente aperta e sanguinante….cerco una farmacia..ne ho viste diverse sulla strada principale di Levkas, ce ne sono almeno quattro a distanza di pochi metri l’una dall’altra e sembrano delle boutiques….

Mi sento come il protagonista di uno di quei film di azione che, sebbene ferito, non può farsi medicare in ospedale per non farsi catturare.

Entro e faccio incetta di tutto quello che penso possa servire…..riprendo il mio pollice, il sacchetto delle medicine e mi avvio a piedi verso la barca un po’ per smaltire la rabbia un po’ per stare da solo qualche minuto.

Un bel vento caldo e secco mi accompagna e scaccia via i pensieri cattivi…..una medicazione alla Rambo e sarò pronto per l’ultima cena greca; poi a Roma si vedrà.

~ di fabrizio56 su 30 agosto, 2011.

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